Associazione Moderata Fonte

 

 

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GLI INTERVENTI

 

CONCLUSIONE DELLA PRIMA FASE DI UN PROGETTO PILOTA CHE SARA’ ESTESO A TUTTO IL VENETO PER FAR CONOSCERE IDEE, VICENDE E PERSONALITA’ FEMMINILI DIMENTICATE DALLA STORIA "UFFICIALE"
(pubblicato sul Gazzettino, 8 marzo 2002)

L' "Altra" storia è quella delle donne. Storia "altra", per l'appunto. Differente, sconosciuta ai più, non compresa nei libri di storia, non prevista nei programmi scolastici, non divulgata dai giornali e dalle riviste, non seguibile per radio e non visibile nelle televisioni, non parte in gioco nella sfida culturale e politica tra destra e sinistra che ha portato, di recente, alla rivisitazione e alla revisione di taluni fatti storici. Eppure le donne sono la metà del genere umano. Anzi le donne, nel Veneto e in Italia, rappresentano più della metà della popolazione generale. Ma le cose stanno cambiando. Si sta concludendo, infatti, nel territorio della provincia di Venezia, un progetto-pilota intitolato "l’Altra storia" - che sarà esteso in futuro a tutti i comuni capoluogo del Veneto – per far conoscere idee, vicende e personalità femminili dimenticate dalla storia "ufficiale". Si tratta di un ciclo di conferenze di divulgazione storica che sono state promosse da un numeroso gruppo di enti pubblici e privati: l’Associazione culturale regionale "Moderata Fonte", l’Assessorato alla cultura della Provincia di Venezia, la Fondazione Ca.Ri.Ve., gli Assessorati alla cultura dei Comuni di Chioggia, Mirano e Portogruaro, l’Assessorato alla pubblica istruzione del Comune di Venezia. L’ideazione e l’organizzazione del ciclo di conferenze è stata curata dall’Associazione "Moderata Fonte", gruppo culturale attivo nel Veneto dal 1989 con lo scopo di valorizzare la cultura femminile del passato e del presente. Le conferenze sono state tenute da scrittrici, storiche, giornaliste, fotografe. Si è parlato di alcune, eccezionali, personalità femminili. Del Cinquecento veneziano: di una letterata come Moderata Fonte celeberrima al suo tempo e poi immediatamente messa nel dimenticatoio. Del Settecento veneto e italiano: di una giornalista antesignana come Elisabetta Caminer, che diresse giornali e periodici, vivendo e lavorando tra Venezia e Vicenza, diffondendo in Italia i contenuti dell'Illuminismo. Dell’Ottocento risorgimentale: della padovana Gualberta Alaide Beccari, fervente mazziniana, sostenitrice del voto per le donne e dell'istruzione femminile. Del primo Novecento: della vicentina Elisa Salerno, complessa e anticipatrice figura di femminista cattolica che, in modo sofferto e convinto, portò avanti per decenni, in completo isolamento, la battaglia contro "l'eresia antifemminista della Chiesa". Nelle conferenze conclusive, queste singole, straordinarie, figure di donne venete, assolutamente emblematiche ed importanti non solo per la nostra regione ma nell'intero panorama nazionale, hanno lasciato il passo non più a una donna singola bensì a un movimento collettivo – il femminismo degli anni Settanta del Novecento– che ha esplicitato il protagonismo delle donne nelle società occidentali, la ricerca di voce autonoma, l'affermazione della libertà femminile, e di un nuovo "ordine nel mondo" che deve basarsi su due sessi, quello maschile e femminile, e non solo su uno. L'obiettivo che ci ha mosso è la convinzione che, oggi più che mai per rendere più forti, più compiute, più giuste, le società democratiche c’è un bisogno imperativo di far conoscere tale storia di donne che, da sempre, hanno espresso il loro punto di vista di libertà sul mondo e hanno lavorato (quasi sempre oscuramente) per migliorare la società in cui vivevano. La presenza alle conferenze di centinaia di studenti delle scuole medie secondarie veneziane, e di molti loro insegnanti, ci ha dimostrato la bontà e la validità della proposta. Insomma: per "l'Altra storia", per la storia delle donne, per quanto le donne nella storia hanno detto, fatto, scritto, c'è curiosità e attenzione. Inoltre iniziative come queste mettono in contatto, in rapporto positivo, il mondo delle istituzioni, le associazioni private e il mondo della scuola e sono terreno fertile per i semi di un nuovo sapere, di una nuova cultura, e capaci di creare un meccanismo virtuoso di scambio e di crescita comune tra i vari soggetti in campo. Insomma, come ha scritto la grande storica Joan Kelly non si tratta più di "restituire le donne alla storia ma di restituire la storia alle donne".

Anna Maria Zanetti
Storica, Presidente Associazione "Moderata Fonte"

 

LE INVISIBILI
(pubblicato sul Gazzettino nel 2001)
Nell'opera Cent'anni di Nordest, pubblicata a dispense dal "Gazzettino", il fascicolo numero 7, uscito il 16 febbraio, è dedicato alla letteratura ("Essere scrittori a Nordest. I solitari"). La vasta sintesi critica, firmata da Rolando Damiani, ricorda - per la narrativa e la poesia di un secolo nel Triveneto, fino ai giorni nostri - 65 autori, più o meno grandi, più o meno noti. Ebbene, tra questi compaiono, appena nominate, soltanto due donne, le poetesse friulane Elsa Buiese e Novella Cantarutti, mentre parecchie altre potevano essere prese in considerazione (per fare qualche nome, Giovanna Zangrandi, Paola Drigo, Teresa Sensi, Luisa Zille, Irma Zorzi, oltre alle viventi). Dunque la cultura ufficiale del Nordest cancella le donne e le loro tracce, come del resto è sempre avvenuto in ogni luogo e in ogni secolo. Se gli scrittori del Triveneto sono "solitari", le scrittrici sono, oltre che solitarie, anche invisibili. Un'ennesima conferma della necessità di sostenere e sviluppare in queste regioni una cultura di genere: studi, ricerche, istituzioni, iniziative di donne che intendano dare visibilità alla creatività e alle espressioni femminili, valorizzarle e tenerne memoria.
(Associazione culturale "Moderata Fonte", Commissione Pari Opportunità Provincia di Venezia, Circolo della Rosa di Verona, Filo di Arianna di Verona)

 

UN CENTRO SULLA STORIA E IL PENSIERO DELLE DONNE

(pubblicato su Il Gazzettino - 3 febbraio 2000)
di ANNA MARIA ZANETTI, Giornalista

In molte altre regioni italiane esiste già da tempo. Nel Veneto ancora no. Forse è arrivato il momento di chiedere che si faccia. Parlo di un Centro di documentazione regionale sulla storia e il pensiero delle donne. A Milano funzionano da una decina d'anni gli Archivi riuniti delle donne, a Torino un centro analogo funziona da quattro-cinque anni, a Bologna lavora egregiamente dal 1980 il "Centro di documentazione delle donne Orlando". Tutti sono gestiti da gruppi e/o associazioni di donne e sono in convenzione con le istituzioni pubbliche (Regione, Provincia e Comune), con l'Università e con altri enti pubblici e privati. Nel Veneto non esistono realtà analoghe se si fa eccezione per il "Centro Donna" del Comune di Venezia che, tuttavia, è un'emanazione diretta dell'amministrazione lagunare e non si indirizza specificamente a temi storici e culturali. Resta il fatto che la storia delle donne nel Veneto, sia essa antica o contemporanea, per qualità e ricchezza di eventi, analisi, idee, personaggi non ha niente da invidiare a quella di queste regioni. Per questo, a Padova, due Associazioni Culturali "Mneme" e "Moderata Fonte", che annoverano donne attive nella ricerca e nella politica (ne fanno parte giornaliste, insegnanti, scrittrici, artiste, professioniste, amministratrici pubbliche) hanno avanzato una proposta alle istituzioni venete, innanzitutto alla Regione Veneto ma anche alle Amministrazioni comunali e provinciali: costituire un Centro regionale di Documentazione sulla storia e sul pensiero delle donne nel Veneto per raccogliere materiali e testimonianze del pensiero femminile e della loro storia di ieri e di oggi, per tenerne memoria e tramandarla alle nuove generazioni femminili e maschili. Le ragazze e i ragazzi di oggi poco o nulla sanno di questa storia, di questa ricchezza di personaggi, di fatti, di contenuti che dovrebbero invece fare parte integralmente della loro identità e del loro bagaglio esistenziale e culturale. La scuola fa quel che può, l'Università pure. Ma non basta. Serve una forte volontà delle donne, delle loro organizzazioni, delle loro associazioni. Credo sia giunto il tempo di avanzare questa proposta, perché il Veneto, è sede autorevole della politica delle donne e della cultura femminile. Nella sua storia più recente ha avuto un movimento delle donne protagonista a livello nazionale negli anni settanta; in questa regione sono particolarmente attive le donne del mondo universitario, intellettuale, economico; dal Veneto sono nate originali correnti di pensiero e di ricerca femminile: da quella sulla differenza sessuale e di genere con le filosofe dell'Università di Verona, a quella sull'analisi sociologica e politica del lavoro di riproduzione e di cure con le sociologhe dell'Università di Padova. Le Associazioni "Mneme" e "Moderata Fonte" sono già in possesso di rilevante materiale documentario sulla storia recente delle donne nel Veneto. Si tratta di centinaia di documenti inediti: volantini, articoli, libri, ciclostilati, manifesti, annate di riviste, che rappresentano un primo, forte , nucleo del futuro Centro regionale di Documentazione. Esso dovrà essere costituito da una biblioteca tematica, da fondi archivistici, da un'attività costante di archiviazione, dalla realizzazione di ricerche e di pubblicazioni. Partirà da oggi una campagna di mobilitazione delle associazioni femminili venete per lanciare questa proposta. E' un progetto importante che sottoporremmo alle Istituzioni regionali, comunali e provinciali. E' un'occasione per valorizzare la "risorsa donna" e per dare una fisionomia più compiuta al Veneto in questo secolo appena iniziato.

 

8 MARZO: IL PROSSIMO ANNO LA PRESIDENTE SARTORI SI FACCIA CONSIGLIARE DALLE DONNE DEL VENETO
(citato dal Gazzettino e dalla Nuova Venezia nel marzo 1998)
6 marzo 1998
Sembra uno scherzo di fine Carnevale. o meglio sembra un atto penitenziale In piena regola visto che siamo in Quaresima. Per ricordare l’imminente Otto Marzo - ormai abusata "Festa della donna" - la Presidente del Consiglio regionale Amalia Sartori propone un convegno quantomeno discutibile dal titolo "Quando vivere fa male alle donne - percorsi, analisi, riflessioni sulle tentazioni di rinuncia alla vita ‘della donna d’oggi". Perché discutibile? Basta dare una scorsa ai dotti interventi previsti. Un illustre professore parlerà di anoressia e bulimia. Un secondo illustre professore si soffermerà sul disagio femminile e droghe, un terzo altrettanto illustre professore intratterrà la platea femminile di quel giorno di festa sul suicidio (!).

C’è di che stare allegre, donne del veneto, e c’è di che guardare con positività e speranza alle chances delle donne nel nuovo millennio che si apre. Tutto questo con gli auguri - o sarebbe meglio dire gli scongiuri - sentiti di una della più alte cariche istituzionali della Regione, donna laica e intelligente, ma che in questo caso propone alle donne venete un’ iniziativa lugubre e datata. Datata per il modo di intervento che è stato scelto (tanti professori che parlano ‘sulle’ donne, sui loro problemi) senza un reale confronto con il mondo femminile. Sarebbe stato diverso ad esempio se fossero state le donne delle diverse realtà sociali, culturali ad esprimersi su questi temi, che risultano invece appiattiti e trattati come patologie psichiatriche. Questi convegni accademici o istituzionali lasciano il tempo che trovano.

Le donne venete e italiane, le donne del mondo in generale, non hanno certo bisogno di queste uscite per ricordarsi quanto sia difficile vivere, lo sanno benissimo visto che tocca spesso proprio a loro rendere la vita delle persone un po’ più accettabile e dignitosa. Esistono sicuramente dei disagi femminili in questa fine millennio ma ci pare tuttavia che il segno distintivo di questa fase femminile non sia

affatto quello della rinuncia a vivere anzi, mai come in questa fase storica la positiva presenza delle donne permea sempre più ogni aspetto della realtà sociale, economica e culturale.

Questo è vero anche per le donne del Veneto. Va ricordato sempre che il cosiddetto "miracolo economico" di questa regione si fonda in gran parte sulle energie femminili, al lavoro come in famiglia, sulla generosità delle donne e sullo sfruttamento del loro lavoro.

In quanto ad iniziative appropriate per 1’8 marzo- se questa data ha ancora un significato - la prossima volta ci permettiamo di suggerire ad Amalia Sartori di coinvolgere e rivolgersi almeno ad alcune delle tante realtà di donne venete che la sapranno certamente consigliare meglio di così.

  • Associazione culturale regionale "Moderata Fonte"

  • Coordinamento Giornaliste del Veneto "Claudia Basso"

  • Associazione culturale "Identità e Differenza" di Spinea

  • Associazione "Mneme" (aderente alla Società Italiana delle Storiche) di Padova